mercoledì 25 settembre 2013

Arte casearia

Leggendo del nuovo "Formaggio appena munto", presentato, con grandissimo apprezzamento di grandi e piccini, ad AgriVarese, mi è venuta una botta di nostalgia per quello che mi faceva mio papà, discendente da generazioni di casari (ho uno stato di famiglia risalente al 1800 e rotti in cui il capofamiglia risultava fare già questo mestiere).
C'era solo un problema con mio papà: dovevo prenderlo per stanchezza, cioè martellargli le cosidette per mesi, prima che si mettesse all'opera.
Non posso dargli torto:
- doveva procurarsi il latte non pastorizzato, cioè mettere di mezzo un tot di amici che convincessero un proprietario di vaccheria a fornire, aumma aumma, un paio di litri ancora caldi
- organizzare il ritiro, ad orari precisi
- trovare una farmacia che avesse il caglio
- stare ai fornelli curando la temperatura, termometro sempre in uso
- lavorare, a mano, quello che si solidificava.
Infine, ripulire la cucina da cima a fondo.
Però, alla fine, la formaggella risultante era da leccarsi i baffi.
Chissà se quella di AgriVarese ci assomiglia.
Peccato non averlo saputo per tempo, mi sarebbe piaciuto esserci (e assaggiare).

4 commenti:

  1. Qualcuno dovrebbe dire a questi spottari del #$*!& che "formaggio appena munto" non ha alcun senso. Mica producono direttamente formaggio, le mucche: producono latte, ed è poi il casaro a trasformarlo in formaggio.

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  2. radici, tradizioni e ricordi, c'è tutto!

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  3. ImpiegataSclerata25 settembre 2013 11:47

    Chissà perchè le cose interessanti si sanno sempre dopo che ci sono state?
    Forse perchè prima non ne fanno un gran parlare ma dopo la commentano a profusione?

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  4. @Clang: ma no, dài, è una definizione simpatica, e rende bene l'idea del tipo di formaggio
    @Ruben: sissì
    @Impiegata: perché, in Italia, per certe cose siamo ancora al passaparola, come cent'anni fa

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