martedì 27 novembre 2012

Una lettera aperta a Luciana Littizzetto

Cara Luciana,

lo sai cosa si nasconde dietro il sorriso di una cassiera che ti chiede di quante buste hai bisogno? Una busta paga che non arriva a 700 euro mensili dopo aver lavorato sei giorni su sette comprese tutte le domeniche del mese. Le nostre famiglie fanno una grande fatica a tirare avanti e in questi tempi di crisi noi ci siamo abituate ad accontentarci anche di questi pochi soldi che portiamo a casa. Abbiamo un’alternativa secondo te?

Nei tuoi spot spiritosi descrivi la Coop come un mondo accattivante e un ambiente simpatico dove noi, quelle che la mandano avanti, non ci siamo mai. Sembra tutto così attrattivo e sereno che parlarti della nostra sofferenza quotidiana rischia di sporcare quella bella fotografia che tu racconti tutti i giorni.

Ma in questa storia noi ci siamo, eccome se ci siamo, e non siamo contente. Si guadagna poco e si lavora tanto. Ma non finisce qui. Noi donne siamo la grande maggioranza di chi lavora in Coop, siamo circa l’80%. Prova a chiedere quante sono le dirigenti donna dell’azienda e capirai qual è la nostra condizione.

A comandare sono tutti uomini e non vige certo lo spirito cooperativo. Ti facciamo un esempio: per andare in bagno bisogna chiedere il permesso e siccome il personale è sempre poco possiamo anche aspettare ore prima di poter andare.

Il lavoro precario è una condizione molto diffusa alla Coop e può capitare di essere mandate a casa anche dopo 10 anni di attività più o meno ininterrotta. Viviamo in condizioni di quotidiana ricattabilità, sempre con la paura di perdere il posto e perciò sempre in condizioni di dover accettare tutte le decisioni che continuamente vengono prese sulla nostra pelle.

Prendi il caso dei turni: te li possono cambiare anche all’ultimo momento con una semplice telefonata e tu devi inghiottire. E chi se ne frega se la famiglia va a rotoli, gli affetti passano all’ultimo posto e i figli non riesci più a gestirli.

Denunciare, protestare o anche solo discutere decisioni che ti riguardano non è affatto facile nel nostro ambiente. Ci è capitato di essere costrette a subire in silenzio finanche le molestie da parte dei capi dell’altro sesso per salvare il posto o non veder peggiorare la nostra situazione.

Tutte queste cose tu probabilmente non le sai, come non le sanno le migliaia di clienti dei negozi Coop in tutta Italia. Non te le hanno fatte vedere né te le hanno raccontate. Ed anche a noi ci impediscono di parlarne con il ricatto che se colpiamo l’immagine della Coop rompiamo il rapporto di fiducia che ci lega per contratto e possiamo essere licenziate.

Ma noi non vogliamo colpire il marchio e l’immagine della Coop, vogliamo solo uscire dall’invisibilità e ricordare a te e a tutti che ci siamo anche noi. Noi siamo la Coop, e questo non è uno spot. Siamo donne lavoratrici e madri che facciamo la Coop tutti i giorni. Siamo sorridenti alla cassa ma anche terribilmente incazzate.

Abbiamo paura ma sappiamo che mettendoci insieme possiamo essere più forti e per questo ci siamo organizzate. La Coop è il nostro posto di lavoro, non può essere la nostra prigione. Crediamo nella libertà e nella dignità delle persone. Cara Luciana ci auguriamo che queste parole ti raggiungano e ti facciano pensare. Ci piacerebbe incontrarti e proporti un altro spot in difesa delle donne e per la dignità del lavoro.

Con simpatia, un gruppo di lavoratrici Coop

(Fonte: Giornalettismo)



11 commenti:

  1. Tutto vero!, ho una sorella che lavora in un supermercato (non Coop, ma non fa differenza) e posso confermare, anzi potrei pure aggiungere qualcosa.
    Però non è alla Littizzetto che devono scrivere, non è certo lei che decide come deve essere sviluppato lo spot. Ma dovrebbero rivolgersi con coraggio proprio a quei dirigenti maschi di cui parlano. E non quelli che sono lì in negozio con loro, parlo di quelli molto più in alto, ai vertici della piramide.
    Forse, dico forse, indirizzata a loro questa lettera avrebbe più speranze di essere ascoltata.

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  2. Non credo che la situazione in altri supermercati sia diversa ma certo se è davvero così per la Coop non è una bella immagine.

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  3. Questi VIP televisivi che per fare uno spot di trenta secondi chiedono un cachet da una milionata non capiranno mai cosa vuol dire trovarsi dall'altra parte della barricata. Con tutto il rispetto per la Littizzetto, che in altre situazioni mi piace pure, provi lei a mollare tutto e andare a fare la cassiera in un supermercato, almeno per un anno. Dopo, molto probabilmente, rinuncerebbe alla milionata e si unirebbe alle lavoratrici nel rivendicare maggior dignità.

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  4. Speravo che alla COOP le dipendenti fossero trattate un po' meglio...Il padrone dell'Esselunga,di cui ho sentito parlare sui giornali come di uno schiavista,allora,che fa di peggio e di più?

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  5. @Teresa: scrivere alla Littizzetto ha, credo, permesso una maggiore visibilità
    @Pyperita: no, non è bella immagine
    @Zumoloh: dubito assai che chiunque rinunci a una milionata
    @Luciano: no, fanno tutti lo stesso, cioè cercare di guadagnare il più possibile, anche a spese dei loro dipendenti
    @Alberto: non credo proprio

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  6. letto la lettera sul manifesto e sottoscrivo tutto... per chi vuole approfondire leggere il libro "La COOP non sei tu"

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    1. Grazie della segnalazione, provvederò a cercarlo

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  7. Ecco, sì ... maggiore visibilità per qualche secondo, forse, poi torna tutto come prima. E come è stato più volte scritto, la situazione copp non è diversa da molte altre in altri supermercati.
    E poi, supermercati .. ma va! la situazione è la stessa in ogni posto di lavoro da quando qualcuno ha pensato bene che il lòavoro a tempo determinato, il precariato, fosse la nuiv aforma contrattuale di lavoro altrimenti manco quello troveresti in italia.
    Grazie anche ai sindacati uil e cisl .. più servi dei padroni di altri.
    se pensiamo ch epossa esistere la dignità della persona .. oggi e domani, scordiamocelo. Schiavi, servi ... senza diritti e con solo doveri. Ma ... l'abbiamo voluto noi lasciando che certi personaggi potesseso sguazzare e passare per ... la classe dirigente. Ma de che?

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  8. Non so quanto l'abbiamo voluto noi, a me sembra che l'abbiamo, e lo stiamo, subendo.
    In silenzio, è questo il problema.

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  9. Beh! a votare chi c'è andato? noi italiani, la cui maggioranza ha fatto quella scelta premiante.

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