mercoledì 20 maggio 2015
Roba fashion
Titola Repubblica: "Comode e chic: tornano le scarpe di corda".
Capisco che il marchio ha (in teoria) un suo valore, in quanto (sempre in teoria) garantisce la qualità dell'oggetto.
Però io vorrei che mi spiegassero com'è possibile che un paio di simil espadrillas possa costare:
295 euro, in pizzo, di Dolce&Gabbana
295 euro, in camoscio stampato animalier, di Saint Laurent
470 euro, in pelle argentata, di Prada.
Le uniche che, secondo me, hanno un prezzo ragionevole, cioè 19,99 euro, sono quelle, in finto pitone, di H&M.
Quel che mi chiedo è: ma chi spende quasi 500 o anche quasi 300 euro per un paio di scarpette che durano, se va bene, una stagione?
martedì 19 maggio 2015
Impossibile resistere
Sabato mattina sono andata al mercato.
In teoria, dovevo comprare solo una piantina di lobelia blu:
In pratica è stato impossibile limitarmi alla piantina, perché per arrrivare alla bancarella dei fiori bisogna passare davanti a quella del pane e ravioli.
Potevo non prendere niente? No, non potevo.
E infatti, ho comprato: pane di zucca, pane di riso e tortelli cremaschi. Più un pane mai visto, tipo questo:
ma fatto in orizzontale anziché verticale, così:
Il negoziante dice che si chiama pane ventaglio.
Sono riuscita a resistere ai ravioli patate/polipo e ricotta/limone solo perché nel freezer non ci sarebbe stato più posto dopo averci messo quel che avevo già preso.
Ah, il pane ventaglio è davvero buono.
lunedì 18 maggio 2015
Comunicazione di servizio
Io vedo lo spazio che riquadrava il testo non più besciolino ma arancione e bianco, con il simbolo dei feed ripetuto ad infinitum.
Il che è molto fastidioso.
Voi che vedete?
Gran bella idea
Mercoledì 13 maggio, inserzione pubblicitaria a pagina 23 del Corriere della Sera:
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| click per ingrandire |
L'iniziativa è di Alessandro Proto, finanziere arrestato nel 2013 con l’accusa di aver manipolato il mercato azionario e finito ai domiciliari dopo aver patteggiato una condanna a 3 anni e 10 mesi (più multa [milionaria] della Consob).
“Il costo varia in base al reddito della famiglia del ragazzo. Se il reddito è inferiore ai 12.000 euro l’anno, il corso è gratuito”.
(Fonte: Giornalettismo)
Non so se ridere o piangere.
Nel dubbio, riguardo alla Baby Business School, posso esprimere questo:
venerdì 15 maggio 2015
De gustibus... (II°)
giovedì 14 maggio 2015
Ricordi adolescenziali
Leggendo sul Corriere di Roberto Boninsegna, mi è venuto in mente di quando, quindicenne, ero al Calvairate, spettatrice di una partita di calcio amatoriale, tra la V° C e non ricordo quale altra classe del (all'epoca) ITC "Pietro Verri" di Milano.
In campo c'era un tizio, a me ignoto, con la maglia dell'Inter e la scritta "Bonimba" (cit. Gianni Brera).
Io però non avevo occhi che per il portiere della V° C: Franco, con il quale pomiciavo, durante gli intervalli e le assemblee, più qualche ora buca, negli anfratti della scuola.
Alto, capelli cortissimi castano scuro, occhi verdi, spalle possenti, due mani enormi, ben piazzato.
Per dire quanto ne ero infatuata, avevo accettato il suo invito a vederlo giocare, anche se reputavo (e reputo tuttora) il calcio mortalmente noioso.
Mi sono disamorata di lui dopo aver scoperto che:
1) di cognome faceva Roi, che nel dialetto del mio paese vuol dire porco, inteso come insulto feroce
2) si era comprato una Simca 1000 (grigio metallizzato, interni bordeaux).
Chissà che fine ha fatto.
Il Franco, non la Simca.
mercoledì 13 maggio 2015
A proposito di mammografia
Non so cosa esattamente abbia detto Grillo sulla mammografia (e su Veronesi) rispetto a quello che ne hanno scritto i giornali, lui dice che è incazzato nero per il travisamento delle sue parole.
A me fa piacere che il problema sia stato sollevato, anche se male.
Perché lo screening mammografico è da fare solo sapendo a che rischi si va incontro.
Eh sì, perché i rischi ci sono.
L'avevo detto qui (febbraio 2014): «Almeno per una donna su cinque - ha detto Anthony Miller della University of Toronto, il principale autore dello studio - la diagnosi di tumore, che risulta dalla mammografia, è sbagliata» e quindi porterebbe a sovrastimare i casi e spingerebbe a cure non necessarie.
In più, avevo linkato (giugno 2013) un articolo pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine:
Tendenze della mortalità del cancro al seno in Inghilterra e la valutazione dell'efficacia dello screening mammografico: studio di popolazione.
Abbiamo permutato i dati in un numero di modi diversi, su un periodo di osservazione di 39 anni, ma i dati mostrano che, almeno finora, non vi è alcuna prova di un effetto di screening mammografico sulla mortalità del cancro al seno a livello di popolazione.
Tradotto: non c'è dimostrazione che la prevenzione fatta con la mammografia serva a qualcosa.
Tradotto: non c'è dimostrazione che la prevenzione fatta con la mammografia serva a qualcosa.
Poi, per carità, tutte sono libere di farsi millemila mammografie a scopo preventivo, il punto però è un altro: non si deve credere per forza a tutto quello che dicono Veronesi (& Soci).
Considerando le sue passate esternazioni sul nucleare, qualche domanda uno se la dovrebbe porre, eh.
Oddio, di default non bisognerebbe mai credere supinamente a qualunque cosa dica chiunque, autorità comprese.
Però a volte è impossibile essere informati, vuoi per stupidità, vuoi per ignoranza (nel senso di non avere gli strumenti/modi per sapere).
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